lunedì, luglio 29

In mezzo del cammin di nostra Italia, fra Umbria e Abruzzo

Nuovamente in partenza, ancora in viaggio, strada facendo capirò anche verso dove sto andando. Da qualche mese non scrivevo più. Forse non avevo nulla da dire e forse non ho da dire niente nemmeno adesso. Anche questo lo vedremo strada facendo. Ogni viaggio che faccio con la bici mi piace che inizi con un trasferimento, come per staccare nettamente dalla vita “vita civile”. Questa volta ho caricato la bici in treno e scenderò a Chiusi. Da lì mi dirigerò verso Todi dove vorrei trovare da dormire, se possibile, dopo un’ottantina di chilometri attraverso strade secondarie. Domani poi sarà un altro giorno ed andrò verso l’Abruzzo. Voglio esplorare la bellissima Umbria, per poi andare verso L’Aquila ed il parco del Gran Sasso. Ovviamente sono ancora 100 chili, credo, forse 101 e sarà durissima. Di solito il mio peso “forma” da viaggio è attorno ai 90-95 kg, sempre moltissimi, ci mancherebbe, ma sufficienti a non morire di fatica. So che dovrò andare molto piano e stare attento alle salite, visto che sono troppo “buzzicone” per passarle in agilità. Dovrò fare appello al cuore, alla testa, alla voglia di arrivare in cima ai passi appenninci che mi troverò di fronte, cercando di prendere energia dalla strada. Dovrebbe durare circa 6 giorni questo girovagare “In mezzo al cammin di nostra Italia”, sperando di tornare a Siena sabato sera, al più tardi domenica. Non credo che tornerò migliore né peggiore da questo ennesimo viaggio in solitaria su due ruote. Tonerò più consapevole della forza della bellezza della natura e forse rafforzato nelle mie convinzioni, in quello in cui credo ed in tutto ciò che amo. A casa, gli amici, la mia compagna, hanno oramai pazienza, sanno che non mi possono fermare, come è giusto che sia. 

Mi piace iniziare i viaggi che non sai dove ti porteranno. Ho programmato pochissimo, praticamente nulla. So soltanto che in Umbria ed in Abruzzo ci sono posti e panorami bellissimi e questo mi basta. Le cartine le ho prese, non mi dovrei perdere, forse, o almeno spero. Sicuramente scoprirò qualche mio nuovo limite, visto che solo nelle situazioni estreme questi si manifestano. Ben difficilmente si palesano di fronte a noi in mezzo alle comodità e a tutta la quotidianità che ha il grande pregio di uccidere la testa ed i pensieri.
E’ in questi momenti, mentre pedalo da solo su una montagna che mi arriva l’ennesima conferma di quanto sia bella da vivere la vita, senza subirla passivamente o subendo le imposizioni di altri. Le difficoltà quando arriveranno (perché sicuramente arriveranno) mi daranno la conferma di non essere invulnerabile, che non possiamo controllare tutto e tutti. Per questa ragione potrò affrontarle con il sorriso, come l’ennesima occasione di fare esperienza, sperando ovviamente che non siano brutte cose, ci mancherebbe!
Non si deve aver paura ad intraprendere percorsi sconosciuti, perché sarà proprio l’esperienza il nostro miglior premio. Sarà bello stare insieme al silenzio, circondato solo dai rumori della natura, sperando di non trovare troppe auto e camion! Non capisco, ma neppure li condanno, tutti quelli che indossano le cuffiette per andare a correre o peggio ancora in bici. Ma con tutti i rumori della vita quotidiana è così brutto il silenzio?!?! Vabbé, “de gustibus non est disputandum”, avrebbero detto i latini. Tutti i gusti so’ gusti, si dice a Siena.
Ma così è… il treno corre lungo la ferrovia, fra un’ora arriverò a Chiusi, sperando che smetta alla svelta il puzzo di ossido di carbonio che ha permeato tutto il treno, complice la mezz’oretta passata a motore acceso dentro la stazione, spero. 
Lo scorso anno feci quasi un diario quotidiano del viaggio lungo la Francigena. Questa volta non sarà così. Scriverò quando ci sarà qualcosa di bello di cui parlarvi, o qualcosa da raccontare. Vedremo. Non voglio programmare nulla, ma vivere alla giornata, mangiare quello che trovo, dormire dove mi verrà bene e bere acqua (e birra…) fresca. 
Ecco, ho appena passato Sinalunga, oramai manca poco a Chiusi, meglio provare il gps, per vedere quanto manca ad arrivare. Opplà… prima sorpresona, per il secondo anno ho sbagliato a caricare le mappe e sarò senza l’assistenza della tecnologia! Mi dovrò orientare con le sole cartine. Vabbé, poco male, chiederò alla gente lungo la strada e si mi perdo, mi ritrovo… Nel frattempo avrò subito il primo problema, uscire da Chiusi! Mah… forse ce la farò… almeno per questo, il resto è tutto da scrivere e pedalare, fatica e 100 kg permettendo. A proposito, le foto sono scaricate da internet, non le ho fatte io. Il panorama a Chiusi non è proprio così. Ha il suo perché, anche se è tutto da scoprire.

Ulterya y Suseya, Lello



La canzone che oggi rende l’idea di quanto scritto, la piccola colonna sonora della giornata è “Il mio canto libero” di Lucio Battisti, spero piaccia anche a voi.





In un mondo che
non ci vuole più
il mio canto libero sei tu
E l'immensità
si apre intorno a noi
al di là del limite degli occhi tuoi
Nasce il sentimento
nasce in mezzo al pianto
e s'innalza altissimo e va
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente
sorretto da un anelito d'amore
di vero amore
In un mondo che - Pietre un giorno case
prigioniero è - ricoperte dalle rose selvatiche
respiriamo liberi io e te - rivivono ci chiamano
E la verità - Boschi abbandonati
si offre nuda a noi e - perciò sopravvissuti vergini
e limpida è l'immagine - si aprono
ormai - ci abbracciano
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime
in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore
di vero amore
E riscopro te
dolce compagna che
non sai domandare ma sai
che ovunque andrai
al fianco tuo mi avrai
se tu lo vuoi
Pietre un giorno case
ricoperte dalle rose selvatiche
rivivono
ci chiamano
Boschi abbandonati
e perciò sopravvissuti vergini
si aprono
ci abbracciano
In un mondo che
prigioniero è
respiriamo liberi
io e te
E la verità
si offre nuda a noi
e limpida è l'immagine
ormai
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime
in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore
di vero amore
e riscopro te

venerdì, aprile 19

La primavera torna, le nevi dell’inverno si sciolgono e la loro acqua ci infonde nuova energia. Lo dice Coelho, ma forse sono in tanti a pensarlo

Mi sono imbattuto per caso in una poesia attribuita a Jorge Luis Borges. Mi ha colpito molto, forse per il sole che adesso è su Siena o forse per la primavera che ormai ha vinto la sua battaglia contro l'inverno e ci prepara alla prossima estate. Rinascono le piante, gli alberi fioriscono, tutto torna ad essere verde, pieno di sapori e profumi. Mi è tornata anche la voglia di tornare in bici, pedalare sulle strade più belle del mondo, quelle della terra di Siena. Senza dubbio alcuno dal punto di vista delle emozioni che la natura stimola in noi è il momento più bello dell'anno. Non a caso la primavera inizia con l'equinozio e la luce che prevale sulle ombre della notte.
"Quando ci sentiamo affranti e deboli, tutto ciò che dobbiamo fare è aspettare. La primavera torna, le nevi dell’inverno si sciolgono e la loro acqua ci infonde nuova energia", come ci ricorda Paulo Coelho in Aleph.  Spetta a noi scegliere se uscire fuori a toccarla, oppure rimanere nella notte senza desiderla, ben sapendo che tutti hanno (devono avere) diritto alla primavera.




Una bellissima foto tratta dalla pagina http://www.flickr.com/photos/askeholst/ di Aske Holst 


Istanti
Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

venerdì, marzo 29

Auguri a tutti, passate una buona Pasqua, se questo sarà il vostro volere. Nell’uovo un biglietto con le parole più belle: “Sorridi, senza ragione, ama come se fossi un bambino, sorridi, non importa quel che ti dicono. Non ascoltare una sola parola, perché la vita è bella così”.

Sono talmente incoerente che le mie due canzoni preferite sono “Beautiful that way” cantata da Noa e “Vedrai, vedrai” di Luigi Tenco, due poesie dal contenuto quasi opposto, ma proprio per questa ragione assolutamente complementari e sovrapponibili, come il bianco ed il nero, come il giorno e la notte. Nessuno di noi ha il dono di essere così perfetto da non cadere mai nei due opposti, riuscendo sempre a camminare sul sottile filo che li separa. E' impossibile, così come non è possibile suonare il pianoforte, far uscire le note nella loro bellezza, se non toccando i tasti, quelli bianchi e gli altri neri. Dopo tutto uno dei grandi privilegi di appartenere al genere umano è quello di non avere l’obbligo della perfezione, ma solo la facoltà di perseguirla, pur sapendo che è irraggiungibile.

Proprio per questo dubito moltissimo di coloro che sono pieni di certezze, quelli che in apparenza non hanno mai debolezze o fragilità. E’ infatti evidente che ciò non sia umano, dunque si tratta di un atteggiamento falso, che magari nasconde ansie o inquietudini ben più profonde. Meglio chi, con le mani nude, non nasconde sé stesso, né le cicatrici o i tatuaggi che porta. Al contrario amo frequentare amici o conoscere persone che siano eccezionali ai miei occhi, per i quali possa avere vera stima, perché solo così potrò dare e ricevere amicizia o affetto, oppure il semplice rispetto. Non è una stupida e falsa modestia, ma una realtà. Si può essere amici o provare affetto verso una persona che non si stima? Penso proprio di no. E’ questo, forse, il confine fra il conoscente e l’amico. E’ la qualità dell’incontro, la predisposizione interiore che abbiamo mentre siamo insieme, non certamente la frequenza del contatto la vera linea di demarcazione. Magari sento vera amicizia (ricambiata) con vecchi compagni di scuola che vedo ogni cinque anni, piuttosto da chi vedo (non per scelta) ogni giorno.

Ma sto divagando.

E’ tempo di Pasqua, simbolo cristiano della resurrezione e della vita che rinasce. Anche l’equinozio di primavera appena passato è il segno che il giorno e la luce hanno vinto la loro battaglia sulla notte ed il buio dell’inverno, nell’infinito alternarsi delle stagioni.

Vorrei tanto che anche per la mia città arrivasse presto l’equinozio e che luce vera sia fatta sulle nostre istituzioni migliori, trasformate in macerie maleodoranti da atteggiamenti ed azioni criminali e dolose. Oltre a questo c'è un'altra gravissima colpa, purtroppo non compresa nel codice penale, quella di aver ucciso la speranza di molti. Ho fiducia nell’opera dei magistrati, tantissima, ben cosciente che solo dopo la pulizia totale dal malaffare Siena potrà avere il suo equinozio e nuova vita. Guai a chi vorrebbe far passare tutti i senesi ‘colpevoli’, per il solo fatto di aver vissuto in questa meravigliosa città. L’equazione è di quelle più classiche, visto che ‘tutti colpevoli’ equivale a ‘nessuno colpevole’. Le responsabilità penali, per fortuna, sono personali e chi ha sbagliato, quando il tribunale lo stabilirà, dovrà pagare senza sconti. Nel frattempo abbiamo due alternative, entrambe corrette: lasciare Siena (e l’Italia) andando a lavorare altrove per almeno tre anni, oppure restare, cercando di far ancora meglio il proprio lavoro (fin che c’è), impegnarsi di più, pur sapendo che nulla sarà più come prima, ma che comunque Siena è e sarà sempre il posto dove vogliamo vivere e dove vorremmo rinascere.

Ma sto divagando ancora.

Sto scrivendo questo post per fare a tutti i miei amici gli auguri di buona Pasqua, simbolo cristiano, ma anche pagano (traslando), di resurrezione e di ripartenza. Voglio farlo prendendo in prestito le bellissime parole di Nicola Piovani: “Sorridi, senza ragione, ama come se fossi un bambino, sorridi, non importa quel che ti dicono. Non ascoltare una sola parola, perché la vita è bella così”. Quando sento queste frasi cantate dalla cantante israeliana Achinoam Nini in arte Noa, mi viene sempre la pelle d’oca, tanto che l’ho messa come suoneria del telefonino, collegandola ai numeri delle persone più care della mia vita. Ogni volta che il cellulare squilla con queste note, vuol dire che una persona a cui voglio bene mi sta cercando.

Sono parole bellissime e vorrei averle sussurrate pian pianino anche ad Alessandro, o meglio a Pandoro, giraffino molto buono e semplice, che se n’è andato in silenzio così come in silenzio e senza mai aver dato noia a nessuno ha vissuto la sua brevissima vita. Alle volte la morte arriva improvvisamente, quanto non è richiesta e non te l’aspetti, nel sonno, come per Pandoro, un ragazzo buono. Eh si, proprio un ragazzo buono.
Auguri a tutti e passate una buona Pasqua, se questo sarà il vostro volere. 
Buon viaggio anche a te, Pandoro, ragazzo giraffino buono.




Beautiful that way  
(Nicola Piovani, 1997)

Smile, without a reason why
Love, as if you were a child
Smile, no matter what they tell you
Don't listen to a word they say
'Cause life is beautiful that way

Tears, a tidal-wave of tears
Light that slowly disappears
Wait, before you close the curtain
There's still another game to play
And life is beautiful that way

Here, in his eyes forever more
I will always be as close
as you remember from before.

Now, that you're out there on your own
Remember, what is real and
what we dream is love alone.

Keep the laughter in your eyes
Soon, your long awaited prize
We'll forget about our sorrow
And think about a brighter day
'Cause life is beautiful that way

We'll forget about our sorrow
And think about a brighter day
'Cause life is beautiful that way

There's still another game to play
And life is beautiful that way

Traduzione

La vita è bella così

Sorridi, senza ragione
Ama, come se fossi un bambino
Sorridi, non importa quel che ti dicono
Non ascoltare una sola parola
perché la vita è bella così

Lacrime, un'ondata di lacrime
Luce, che lentamente si affievolisce
Aspetta, prima di chiudere il sipario
C'è ancora un altro gioco da giocare
E la vita è bella così

Qui, nei suoi occhi per sempre
Sarò sempre vicino come ricordi

Ora, che sei là fuori da solo
Ricorda, quel che è vero e quel che sogniamo è solo amore.

Tieni il sorriso nei tuoi occhi
Presto, il premio che aspettavi da tempo
Dimenticheremo il nostro dolore
E penseremo ad un giorno migliore
perché la vita è bella così

Dimenticheremo il nostro dolore
E penseremo ad un giorno migliore
perché la vita è bella così

C'è ancora un altro gioco da giocare
E la vita è bella così

Versione italiana di Lorenzo Masetti





Vedrai, vedrai 
(Luigi Tenco, 1965)

Quando la sera me ne torno a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi con quella tenerezza
come fossi un bambino che ritorna deluso
si lo so che questa non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
vedrai, vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
vedrai, vedrai
non son finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri di averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me tutto quello che viene
mi fa disperare il pensiero di te
e di me che non so darti di più
vedrai, vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
vedrai, vedrai
no, non son finito sai
non so dirti come e quando
ma un bel giorno cambierà.

mercoledì, marzo 20

Il futuro nelle parole del 'dittatore' Chaplin: "Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti"

Stanotte navignando in mezzo al sonno che non voleva arrivare, mi sono imbattuto nella trascrizione del monologo di Charlie Chaplin nel film "Il grande dittatore", quando nei panni di Adenoid Hynkel, dittatore di Tomania, enuncia quello che, forse, è il suo pensiero. Sono parole bellissime e di straordinaria attualità, se traslate a quello che stiamo vivendo in questi anni di terribile crisi. E' proprio rileggendo la storia, anche quella che ci hanno lasciato capolavori come "Il grande dittatore" che si può provare a ricostruire il presente. 
Sono gli esempi e la saggezza i punti cardinali per la ripartenza, assieme ai valori e l'impegno. Non importa la latitudine del tempo nella quale sono state pronunciate, neppure la platea che le ha ascoltate. Mantenere i propri impegni con la famiglia ed il proprio lavoro, anche nel chiuso di una stanza o di un’azienda è già un grandissimo passo ed un mattone per la ripartenza. 
Non credo che il mondo, l'Italia, ritroverà una nuova primavera attraverso gli atti o le parole di qualche eroe solitario e neppure ricostruendo una società fatta dalla sommatoria dei singoli interessi, come è accaduto negli ultimi venti anni in Italia. Mi ricordava questo il mio grande amico Michele qualche giorno fa. Il bene comune è forse qualcosa di diverso e di più "alto". Nessuno deve rimanere indietro e nessuno deve sentirsi inadeguato. Non dobbiamo avere paura dei nostri pregi o dei difetti e neppure dei nostri limiti o delle debolezze, perché tutti gli uomini ne hanno. Chiudo con le bellissime parole di Papa Francesco, che non possono non colpire tutti, credenti e non credenti, cattolici o musulmani: “Non abbiate paura della tenerezza”, che ricordano molto da vicino le parole di Karol Wojtyla quando diceva “Non abbiate paura…” unendoci di seguito tanti significati. 
La parola che andrebbe aggiunta oggi è, forse, speranza. 
La vera utopia di questi disgraziati anni.


Discorso all'umanità (Charlie Chaplin), tratto da "Il Grande dittatore"
Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera. Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»

Charlie Chaplin, Il grande dittatore (1940)

mercoledì, marzo 6

Un ramoscello di mimosa per Lucelly, con infinito rispetto per una donna barbaramente trucidata senza alcuna ragione, perché mai ragioni esistono per togliere una vita


Non so se ci sarà qualcuno che l’8 marzo metterà un rametto di mimosa fuori dal portone dove la povera Lucelly è stata barbaramente trucidata. Virtualmente uno lo poso io. E’ inaccettabile che una giovane donna di 32 anni, un essere umano, venga massacrata, a qualsiasi latitudine del mondo ci si possa trovare. Per lei è stata subito trovata una vergognosa “scorciatoia”, parlando del mestiere che dicono facesse. Immagino qualche commento del tipo: “Se l’è cercata…” o amenità analoghe, come se essere massacrati possa essere una scelta o peggio ancora possa avere una giustificazione. Se poi gli inquirenti scopriranno che l’assassino è un extracomunitario il cerchio è chiuso. La falsa moralità è salva. Siamo tutti bravi, simpatici e intelligenti. Siena è sana, al netto di pochi “mariuoli” (ovviamente sto minimizzando con ironia) che in dieci anni hanno sfilato a Siena Mps, Università, dignità, futuro, etc… Ma questa è un’altra storia.
Il pensiero di oggi è tutto per Lucelly. Ho provato a pensare quali fossero stati i suoi sogni da bambina e cosa desiderasse la prima volta che lasciò la sua terra per cercare il futuro (una vita normale) altrove. Forse sognava un lavoro come tutti gli altri, che con qualche sacrificio le consentisse di arrivare alla fine del mese e magari mandare qualcosa ai parenti in Colombia. La sua storia e la sua tragica fine non può che colpire, visto che non ci sono omicidi di serie B, ma soltanto omicidi, schifosi e brutali omicidi.
Ho sentito e letto cose che non mi sono piaciute in questi giorni e sono tutte quelle in cui si dava un giudizio morale, anche indiretto o sottointeso, sulla povera Lucelly. Inorridisco di fronte a chi si pone (giudicando) con il pollice in alto o in basso di fronte ad una persona in vita, figuriamoci di fronte ad una donna brutalmente massacrata senza ragione, perché ragioni non ce ne possono essere mai per giustificare un' uccisione. 
Credo sia allucinante (e falso) qualsiasi atteggiamento che non sia il rispetto totale.
A questo proposito ci sono delle parti molto belle del Vangelo, soprattutto se lette con gli occhi critici del laico dubbioso quale sono io e non quelli del cattolico bigotto che prende atto della Verità senza mai metterla in discussione.
Credo che queste belle parole, che sotto riporto, possano essere lette con attenzione. "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei", diceva Gesù secondo le scritture. A Lucelly non getto alcuna pietra, ma porgo virtualmente un ramoscello di mimosa per l’8 marzo, arcaico simbolo della vita che risorge, sperando che ovunque sia adesso possa aver trovato la felicità e la speranza che gli è stata rubata insieme alla vita da un brutale e schifoso assassino.



Dal Vangelo secondo Giovanni 8, 1 - 11
Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”.
Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore». E Gesù le disse: “Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più”.


Dal Vangelo secondo Luca  7, 36 - 50
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”.
Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”. “Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”.
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”.
Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.

giovedì, febbraio 14

“E mi tiro su gli occhiali al traguardo della tappa, ma quando scendo dal sellino sento la malinconia, un elefante magrolino che scriveva poesie”. San Valentino, il ricordo di Marco Pantani ed un pensiero per la mia città

San Valentino, festa degli innamorati. Fiumi di inchiostro e di sentimenti hanno invaso ogni media, anche se non riescono ad essere più forti della cronaca, che prepotente (giustamente) ha sempre le prime pagine. Per me San Valentino negli ultimi anni ha sempre avuto un significato particolare e non parlo di chi mi sta vicino, che non ha bisogno di sdolcinate dichiarazioni pubbliche.
Oggi sono nove anni che è morto Marco Pantani, un gigante fragile, che ha pagato in prima persona il conto al suo amore per la vita, una volta che non si è più sentito ricambiato in questo sentimento. Oggi si scopre che ai suoi tempi tutti gli altri (lottava contro Armstrong...) baravano di brutto, molto più di lui forse. Ma così è. In ogni caso rimarranno fortissime le emozioni che solo Marco riusciva a stimolare. Quando si toglieva la bandana e si alzava sui pedali… beh in quel gesto c’era molto più del doping (che in fondo aveva messo tutti comunque alla pari), c’era la rabbia, la voglia di soffrire, la voglia di partire e lasciare tutti dietro. Non bastarono a fermarlo le fratture alle gambe o altri incidenti gravissimi. Marco era molto di più e la sua leggenda non morirà mai. Non è certo finita il 14 febbraio 2004 in quell’albergo a Rimini. Ogni San Valentino penso a lui, ai suoi occhi quando si alzava sui pedali, ma anche al suo sguardo spento negli ultimi giorni di vita, così come appariva nelle cronache dei giornali che lo sbattevano in prima pagina, colpevole, al tempo, di aver truccato le carte, linciato e massacrato oltre ogni logica. Nei giorni della sua grande sofferenza non gli fu concessa neppure quella che i latini chiamavano pietas. E’ un sentimento nobile, che non significa perdono, ma pietà e rispetto per l’uomo che sta soffrendo, che sa bene che sta pagando e pagherà ancora per gli errori commessi. In quei giorni molti ebbero per lui solo rabbia, spesso cieca. Se penso a quello che (forse) facevano gli altri, mi viene da pensare che Marco (forse) era fra quelli che baravano di meno. Ripenso alle salite, alla fatica sovraumana che pativa per spingere più forte sui pedali, per superare gli altri. Oggi il suo pedalare appare come una catarsi, il suo alzarsi sui pedali quasi un tentativo di purificazione. Riuscì così a superare tutti meno uno, sé stesso. Ciao Marco
Quest’anno per San Valentino non posso non pensare anche alla mia città. In attesa della giusta e doverosa chiarezza (sono garantista e fiducioso nella Magistratura) che i Giudici consegneranno alla storia, in questi giorni mi rendo conto di quanto le voglio bene. Leggendo la cronaca alle volte verrebbe voglia di andare lontano, magari negli Usa, in Nuova Zelanda o comunque all’estero, per non sentire tutti giorni il gran male che Siena ha subìto e sta subendo. Poi ripenso a tutto il vissuto, al fatto che in fondo sono nato qua e qua vorrei morire, nella mia città. Non sono cieco né sordo e pertanto vedo e leggo ogni giorno tutto quello che accade e che dà profondo sconforto, oltre ad infinita preoccupazione, soprattutto per le generazioni che verranno, alle quali è stata tolta una parte della speranza. Proprio per questo penso sia giusto rimanere a Siena, nella mia città, cercando di portare (quando e se richiesto) l’apporto che posso portare (poco), sperando che tutti possano fare altrettanto, se lo vorranno, liberamente e sinceramente, ma soprattutto in modo disinteressato, dopo il grande inganno che aveva illuso quasi tutti, me compreso. Solo pochi urlavano nel deserto. Purtroppo indietro non si può tornare e l'unica strada è andare avanti.














E mi alzo sui pedali è la bellissima canzone (scritta da Bigazzi - Grandi - Curreri / Falagiani) dedicata a Marco Pantani dagli Stadio nel 2007. Album Parole nel vento.
Chissà, forse oggi Marco sarà su qualche passo alpino a canticchiarla, mentre pedala solitario, accarezzando con la sua bici i tornanti, oggi lievi nel salire.

Io sono un campione questo lo so
È solo questione di punti di vista
In questo posto dove io sto
Mi chiamano Marco, Marco il ciclista
Ma è che alle volte si perde la strada
Perché prima o poi ci sono brutti momenti
Non so neppure se ero un pirata
Strappavo la vita col cuore e coi denti
E se ho sbagliato non me ne son reso conto
Ho preso le cose fin troppo sul serio
Ho preso anche il fatto di aver ogni tanto
Esagerato per sentirmi più vero

E ora mi alzo sui pedali come quando ero bambino
Dopo un po' prendevo il volo dal cancello del giardino
E mio nonno mi aspettava senza dire una parola
Perché io e la bicicletta siamo una cosa sola
E mi rialzo sui pedali ricomincio la fatica
Poi abbraccio i miei gregari passo in cima alla salita
Perché quelli come noi hanno voglia di sognare
E io dal passo del Pordoi chiudo gli occhi e vedo il mare
E vedo te…e aspetto te…

Adesso mi sembra tutto distante
La maglia rosa e quegli anni felici
E il Giro d'Italia e poi il Tour de France
Ed anche gli amici che non erano amici
Poi di quel giorno ricordo soltanto
Una stanza d'albergo ed un letto disfatto
E sono sicuro di avere anche pianto
Ma sono sparito in quell'attimo esatto

E ora mi alzo sui pedali all'inizio dello strappo
Mentre un pugno di avversari si è piantato in mezzo al gruppo
Perché in fondo una salita è una cosa anche è normale
Assomiglia un po' alla vita devi sempre un po' lottare
E mi rialzo sui pedali con il sole sulla faccia
E mi tiro su gli occhiali al traguardo della tappa
Ma quando scendo dal sellino sento la malinconia
Un elefante magrolino che scriveva poesie
Solo per te… solo per te…

Io sono un campione questo lo so
Un po' come tutti aspetto il domani
In questo posto dove io sto
Chiedete di Marco, Marco Pantani.

sabato, gennaio 12

"Ricomincio da tre", insieme a Massimo Triosi, aspettando il "dies natalis solis invicti"

Una delle cose più difficili per tutti è capire quando arriva il nostro personale 1 gennaio, il primo giorno dell’anno che possa significare ripartenza, vita nuova o ritorno a ciò che di buono abbiamo fatto. L’importante è capire che non si tratta di una corsa a tempo, dove chi parte o arriva primo vince qualcosa. Ognuno di noi ha i suoi (comunque meravigliosi) tempi.
La società, tutto quanto è attorno a noi, ci obbliga ad una ripartenza personale e come tale non può essere delegata, ma realizzata in prima persona, nei tempi e nei modi che soggettivamente ognuno vorrà, sempre che lo decida.
Bellissimo è il dialogo fra Lello Arena e Massimo Troisi nel film “Ricomincio da tre”. Grazie a Wikipedia le fantastiche parole tra i due sono in rete:
Gaetano: Io dimane parto. Cioè dimane me ne vaco a Firenze, addu, addu zia Antonia...
Lello: E 'nata vota Firenze, e 'nata vota zia Antonia, e poi nu parti mai.
Gaetano: Cioè, se ti sto dicendo che parto, parto... e poi me ne vaco Rafè, nu ci'a faccio cchiù! Cioè, chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!
Lello: Da zero!
Gaetano: Eh?
Lello: Da zero! Ricominci da zero!
Gaetano: Nossignore, ricomincio da... cioè, tre cose me so' riuscite ind'a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero?! Da tre!... Me ne vaco, nun ci'a faccio cchiù...
Lello: Gaeta', chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca.
Gaetano: Cioè cumm'è 'sta cosa? Chi parte...
Gaetano e Lello: Sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca.
Gaetano: Azz è bella, 'o ssaje? L'hai fatta tu? Pari scemo tu eh, e invece..
Siamo già arrivati quasi alla metà di gennaio ed ancora devo tornare in bici, devo ripartire per smaltire i chili invernali e soprattutto capire quale sarà la prossima meta. Ma di questo ovviamente (e giustamente) non frega proprio niente a nessuno. Per i buzziconi che aspettano sempre il ”lunedì che verrà” il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno in cui la luce ha iniziato a prendere il sopravvento sulla notte, quest’anno è caduto il 22 dicembre. E’ questa la data spartiacque, il giorno in cui dovrebbero finire gli alibi o altro e ripartire. Purtroppo mi sono attardato a tavola, anzi su molte tavole, e poco sulle due ruote o in palestra. E’ tramontata, anzi rimandata, la preparazione per fare una maratona.
Ma questa visione in apparenza pessimistica non può e non deve essere esaustiva di tutto. “Ricomincio da tre”, verrebbe voglia di dire. Poi una volta partito capirò quali siano queste tre cose, se ancora non le avessi chiare. Anche il nostro mondo, la nostra Italia e la nostra Siena avrebbero bisogno di ripartire, ma non so se siano rimaste tre cose "salvate", tali da poter essere considerate basi di partenza. Oppure ce ne sono ancora talmente tante che basterebbero per far ripartire tutto almeno tre volte.
Non mi riferisco a nulla in particolare. Ognuno tragga le proprie conclusioni. Di fatto devo riprendere presto la bici, non solo metaforicamente parlando. So bene che per almeno quattro o cinque uscite tornerò a casa con la nausea, una fatica totale dovuta ai tre mesi di non pedalate. Ma so bene che dopo starò meglio, che le gambe gireranno più agili sulle salite, potrò rialzare la testa dalla strada e guardare il mondo che mi circonda pedalando.
Cammino di Santiago, Italia oppure Siena tutte le strade si somigliano. La bellezza non ha casa, ma è ovunque, basta saperla vedere e non consentire ad altri, ma anche alla nostra inedia, di tenerla nascosta. Avere un nostro percorso è fondamentale, perché la ricerca di ciò che vogliamo e della nostra “bellezza” non possiamo delegarla, né affidarla al copia-incolla dei modelli che ci impongono, sotto tutti i punti di vista.
A questo proposito è ancora speciale il grande Massimo Triosi, una persona speciale che ci ha lasciato tante cose nel pochissimo tempo in cui è stato fra noi. E’ Gaetano (Massimo Triosi), che parlando con Marta cita Lello Arena pensando che la frase da lui pronunciata fosse stata pensata proprio da lui.
Marta: Senti, ma come mai sei venuto via da Napoli?
Gaetano
: Ma sai, in fondo in fondo, sai: chi parte sa da cosa fugge ma non sa che cosa cerca.
Marta
: Ma che fai, parli con le frasi degli altri?
Gaetano
: Perché, conosci a Lello, tu?
Marta
: E chi è Lello?
Gaetano
: Lello Sodano, chillu là bassino, 'nu poco... cu 'na faccia tene 'nu... cioè la frase che hai detto...
Marta
:E’ di Montaigne!
Il film finisce con la scena di Gaetano (Massimo) che parla con Marta del figlio avrà, del quale non conosce il padre con certezza. Massimiliano oppure Ugo, ricordate? Gaetano aveva voglia di ripartire, proprio con Marta e Ciro, il bambino che forse non era suo, ma era comunque un figlio, un punto di partenza.
Gaetano: Perché Massimiliano... Per esempio, questo ragazzo sta vicino alla mamma... questo ragazzo si muove per andare a qualche parte? La mamma prima di chiamare Mas-si-mi-lia-no, il ragazzo già chissà dove è andato, chissà cosa sta facendo! Non ubbidisce, perche è troppo lungo!
Invece Ugo, quello come sta vicino alla mamma e sta per muoversi: Ugo! Il ragazzo non ha nemmeno il tempo di fare un passo. Ugo!, e deve tornare per forza, perche lo sente, il nome.
Al massimo, proprio... ecco... volendo lo potremmo chiamare Ciro. È più lungo, ma proprio per non farlo venire troppo represso... Però Ciro tiene il tempo di prendere un poco d'aria... ".
Arrivati in fondo dovrebbe essere il momento della morale, la sintesi di tutto. E bene non c’è nessuna morale o sintesi da fare. L’importante è ricominciare, poi se “Ricomincio da tre” meglio, se “Ricominci da te” meglio ancora.

C'è una poesia di Massimo Triosi, che ritengo straordinaria. L'ha ben cantata il suo amico Pino Daniele.
  O' ssai comme fa o' core
Testo originale in napoletano

Tu stive 'nzieme a n'ato
je te guardaje
e primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie
pe' s'annammura'
già s'era fatt' annanze 'o core.
A me, a me
'o ssaje comme fa 'o core
quann' s'è annamurato.

Tu stive 'nzieme a me
je te guardavo e me ricevo
comm' sarrà successo ca è fernuto
ma je nun m'arrenn'
ce voglio pruva'.
Poi se facette annanze 'o core
e me ricette:
"Tu vuoje pruvà?
E pruova, je me ne vaco!"
'O ssaje comme fa 'o core
quann s'è sbagliato.
 
Lo sai come fa il cuore
Traduzione in italiano

Tu stavi insieme a un altro
io ti guardavo
e prima di dar tempo agli occhi
di innamorarsi
già s'era fatto innanzi il cuore.
A me, a me
lo sai come fa il cuore
quando s'è innamorato.

Tu stavi insieme a me
io ti guardavo e mi dicevo
come sarà successo che è finita
ma io non mi arrendo
ci voglio provare.
Poi si fece avanti il cuore
e mi disse:
"Tu vuoi provarci?
E prova, io me ne vado!"
Lo sai come fa il cuore
quando s'è sbagliato.

domenica, dicembre 23

Natale sereno, per chi lo desidera

Alle volte penso quale possa essere il miglior modo di fare gli auguri per le Feste. Ce ne sono sicuramente milioni, forse miliardi, tanti quanti sono gli esseri umani. Ognuno di loro ha un sogno speciale, un desiderio unico, la sua personale strada da percorrere quando si avvicina il Natale o la festa della religione in cui crede, sempre che ne abbia.
Un poco mi disturba l’abuso della parola felicità. Per molti è infatti solo un miraggio, per altri neppure un sogno, per alcuni la scelta è non cercarla affatto. Per questo preferisco la parola serenità da accompagnare agli auguri. Non voglio sembrare Leopardi e dire che la felicità è solo un’assenza temporanea di dolore. Tutt’altro. Ho una mia precisa idea di cosa sia la felicità, ma è talmente aperta e libera, che non posso e non voglio clonarla o cucirla su altri, trasformandola in concetto universale. Meglio che ognuno abbia la sua. Rispetto molto anche chi sceglie di non essere felice restando vicino al suo dolore, se è questo che gli dà serenità, se è questo quello che desidera, anche per Natale.
Non ho mai pensato che la ricerca personale della verità, della bellezza o del trascendente escluda automaticamente i concetti religiosi, tutt’altro. Li comprende tutti, ma da un punto di vista inverso. Credo poco ai dogmi calati dall’alto, ma credo piuttosto alla ricerca ed al viaggio personale di ciascun uomo, che alla fine conduca allo stesso punto ‘alto' dal quale il dogma viene calato. La fortuna di chi crede nel "dogma" è che la verità la trova subito e pure "gratis". Per chi invece intraprende il viaggio di ricerca, la rivelazione arriverà nel primo istante dopo che sarà finito il faticoso, alle volte sanguinoso, peregrinare. E’ un discorso complesso e sicuramente mi sono spiegato male.
E’ dunque Natale. Spero che ognuno dei miei amici ed ogni essere umano lo possa trascorrere come preferisce, se questo sarà il suo desiderio.
In proposito è bellissima la canzone “Le rondini” dell’immenso Lucio Dalla. Sotto ho ripreso le parole perché leggendole, magari senza pensare alla musica, si capisce meglio il concetto che vogliono trasmettere. In alcuni passaggi mi riconosco in pieno, in altri un po’ meno, ma è proprio per questo che la ritengo un capolavoro. C’è il bianco ed il nero e nel mezzo un sottile filo. Sta a ciascun uomo percorrerlo e magari andare verso il Natale che desidera.
Un sereno abbraccio a tutti.
Lello



Le rondini
(Lucio Dalla, 1990)

Vorrei entrare dentro i fili di una radio
e volare sopra i tetti delle città.
Incontrare le espressioni dialettali,
mescolarmi con l'odore del caffè,
fermarmi sul naso dei vecchi mentre leggono i giornali
e con la polvere dei sogni volare e volare
al fresco delle stelle,, anche più in là

Sogni, tu sogni nel mare dei sogni.

Vorrei girare il cielo come le rondini
e ogni tanto fermarmi qua e là.
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici
e come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità.

Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
per capire cosa succede dentro
e cos'è che lo muove

Da dove viene ogni tanto questo strano dolore.
Vorrei capire insomma che cos'è l'amore,
dov'è che si prende, dov'è che si dà

Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni